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Fabri Fibra || Guerra e pace

543341_10151191911666884_1650630972_nCavolo di Fabri Fibra quante cose sono state scritte in questi mesi? L’attesa per questo disco, ha fatto impallidire le opere prime dei più grandi gruppi punk degli anni 80, ma un motivo ci sarà… 

Andiamo per ordine, Fabrizio Tarducci non ha bisogno di presentazioni, e nemmeno di grandi sviolinate su come si possa fare il cantante nel 2013. E’uno dei più grandi geni di marketing della storia musicale Italiana, su questo non c’è dubbio e lui e il suo staff lo sanno bene, vedi interviste per la promozione del nuovo lavoro. Ho seguito, anche di nascosto, con grande interesse, ogni singolo spostamento televisivo e radiofonico (qualcosa mi sarò perso) e sono arrivato alla conclusione che per davvero è il disco che rivoluzionerà la scena rap in Italia.

Un paio di singoli con annessi video degni della miglior agenzia pubblicitaria, tra simboli massoni e citazioni politiche, in luoghi sperduti per parlare di pace ma anche di guerra interiore. Il brano con Neffa, mantiene alte le aspettative, i cori di Pelino ti fanno capire come lui non tornerà mai indietro, nemmeno per un amico. C’è molta elettronica, o per dirla in gergo tecnico – “c’è del gran crossover”– sì insomma la sostanza è quella, alcune più ruvide, quasi anni 90 tunz tunz per poi declinarsi in scuola Skrillex 2012 in Frank Sinatra, più corposa ma ben accentuata in Troppo di Turno. Poi tante altre sfumature direttamente da produttori statunitensi, ma ben collaudate per l’ascoltatore, così come i testi che non lasciano nulla al caso. E’la storia di una star che si sente sola – “la solitudine dei numero uno” – sostiene arditamente, in un brano che farà parlare a causa delle critiche presenti ai media come se fossero spazzatura. Fibra è uno che quando vedevo in televisione su MTV News, qualche anno fa, nel condurre e raccontare situazioni e istantanee non troppo facili, mi colpì parecchio, sa ascoltare e mettersi in gioco.

Cantante pop decisamente sopra la media, qualità canore non indifferenti, disco coerente, promozione selvaggia e giusta, nonostante la critica sociale e il suo punto di vista nella guerra come nella pace, insomma il successo ha un motivo, logico e formato da un cerchio disegnato con il compasso ( non a mano ).

Si riavvicina all’underground ( dio quanto odio usare questi termini da persone colte ) ma al tempo stesso ammette il suo pentimento dall’alto della sua casa discografica. Un messaggio forte il suo, convinto di rivoluzionare qualcosa e qualcuno, eppure siamo in tempi evolutivi, ma a lui non sembra importare.

Le sfumature, come le parole, sono davvero importanti, per questo concluderò congratulandomi con il miglior “rapper in provetta” della storia della musica Italiana, genio del marketing e imprenditore di una scena musicale che una volta rappresentava un vero e proprio movimento artistico culturale, oggi invece è fruibile per tutti, ma non dev’esser da tutti.

Rivoluzionerà il nostro concetto di rap in Italia, quello dell’immaginario comune; non è una questione di haters o integralisti ( l’ho già spiegato qui ) ma è ben più sentimentale, l’arte si sputa fuori, non si calibra per i giovani appassionati plasmandoli a tua immagina e somiglianza. Non siamo numeri, ma questo l’hanno capito in pochi per fortuna di Fabri Fibra.

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