Interviste
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599175_469804999738009_1860623795_nAlessio Mariani, professore di Psicologia, Filosofia e Scienze Sociali, è anche Murubutu, storyteller unico nel suo genere, lo scorso 15 dicembre protagonista al centro ricreativo Blogos di Casalecchio di Reno. 

Limitarci a parlare di “rap” come in molti credono, sarebbe davvero difficile, per iniziare cosa ne pensi di questo 2012 musicale, contraddistinto dalla grande ascesa del Hip Hop ?

Fondamentalmente ne sono contento. Spesso le persone si aspettano da me, in quanto artista underground, un odio cieco nei confronti dei gruppi commerciali; in vero penso che questa diffusione dello hip hop porti maggiore visibilità a tutti.  Questo vale per  la maggioranza dei generi musicali, non si può pensare che la parte più esposta e venduta sia la più raffinata, la più complessa; se arriva a tante persone deve essere per forza smussata, facilmente masticabile, pop. La cosa importante è che non sia l’unica faccia esistente. Spesso le persone si avvicinano alle cose perché le vedono in superficie , chi vorrà approfondire la conoscenza, come in tutto, comincerà a scavare, a fare ricerca e potrà trovare gemme nel sottosuolo.

Molti dei tuoi colleghi con cui ho parlato ti considerano un “professore”, quali sono i tuoi maestri? 

I miei maestri sono tutte quelle personalità intellettuali e artistiche che hanno contribuito alla mia formazione: Democrito, Giordano Bruno, Max Stirner per la filosofia. Zola, Calvino, Marquez  per la letteratura. De Andrè, Gaber, Guccini per la musica italiana.

Dove nasce la tua musica? 

La mia musica nasce in una stanza piccola e accogliente della mia mente dove c’è una carta da parati color verde con dei gigli stilizzati, un piccolo tavolo di legno lucido, un lume ad olio. Spesso mi rifugio in questa stanza mentale, anche più volte al giorno, non ci rimango tanto, appoggio lì qualche idea, qualche rima, poi lascio che queste si sviluppino da sole. A volte ci mettono mesi, a volte cinque minuti. Quando il materiale che ho messo nella stanza è cresciuto lo trascrivo e cerco di dargli una forma organica lavorando sia sulla tecnica che sulla fruibilità del contenuto.

Murubutu e Alessio Mariani sono la stessa persona, oppure credi alla separazione fra artista e uomo? 

Sono due cosa diverse, credo alla separazione delle due dimensioni. Non nel senso che il secondo rinneghi il primo, ma perché non ho mai pensato vivere di musica. A me piace fare l’insegnante e la mia attività musicale è una passione importante ma non totalizzante. Se lo facessi come lavoro, a parte il fatto che non ci vivrei economicamente, non sarebbe così divertente, nel senso etimologico del termine.

Ultimi libri e cd acquistati ?

“Rudin” di Turgenev, lo ho comprato usato perché non è più in commercio e “L’ultima thule” di Guccini.

Di cosa parlano i tuoi i dischi? Durante i live, lanci messaggi non indifferenti.

I miei album sono raccolte di racconti, o meglio di rapconti. Scrivere storie rappate è sempre stimolante perché devo cercare di coniugare stile, tecnica, contenuto e soprattutto possibilità di immedesimazione. Fare storytelling sui quattro/quarti permette di avvincere l’ascoltatore con un intreccio narrativo ma nel contempo restituirgli una complessità fatta di connotazioni storiche, movimenti  di idee, vissuti emotivi che caratterizzano ora le epoche ora l’individuo e possono contribuire a rileggere la contemporaneità.

Il prossimo disco di cosa parlerà?

Il prossimo lavoro in arrivo è un mixtape, “Gli ammutinati del bouncin’”, un lavoro molto destrutturato che quindi non ha un vero filo conduttore concettuale come i miei album. Tuttavia il titolo allude ad un denominatore comune, che esiste tra le tracce incluse e fra me e gli ospiti intervenuti, rappresentato dalla volontà  di riconoscersi nella scena hip hop italiana ma anche nel proporre un rap diverso, soprattutto a livello contenutistico, rispetto a quello che maggiormente si sente sia nel mainstream che nell’underground.

Artista, in un genere molto vicino ai giovani e Professore, come ti vedono i tuoi alunni? 

Spesso vengono a scoprire tardi il mio lato artistico, quando non sono più miei alunni, sempre in virtù della “ separazione delle carriere” di cui prima.  Quando lo scoprono spesso apprezzano.

La situazione sociale in Italia come la giudichi? 

Questa è una domanda che richiederebbe una risposta enorme.  Secondo il mio modesto parere ci sono tre variabili importanti che caratterizzano la società italiana contemporanea: la progressiva  scomparsa del ceto medio, la crescente influenza dei flussi migratori, lo sviluppo spontaneo di movimenti critici e di reti solidali che ci fanno capire che siamo ancora vivi e pensanti.

Cosa ne pensi di questa continua digitalizzazione? Aiuta il sistema musicale o toglie curiosità nel scoprire nuova musica durante i live? 

A mio avviso non toglie nulla ai live in sè, tuttavia avere questa mole di materiale disponibile disorienta; io vengo dal periodo dei vinili, delle musicassette cercati nei negozi specifici e consumati dagli ascolti. La quantità di materiale a disposizione oggi ti travolge e favorisce una fruizione più superficiale. La digitalizzazione sta cambiando il nostro rapporto con la musica, con la cultura in generale  e anche il modo di funzionare del nostro cervello.

Ringraziandoti ti chiedo infine, a chi daresti l’ipotetica copertina del “Time” come avvenimento/persona dell’anno? 

Sicuramente il riconoscimento della Palestina come stato osservatore delle Nazioni Unite.

Grazie per l’intervista e un saluto al vostro staff.

 

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Nato a Bologna il 30.11.91 quando fuori pioveva. Cresce, gioca a tennis giornate intere, fonda il Collettivo HMCF scrive per DLSO e Crampi Sportivi, si laurea e dorme.

4 Comments

  1. Stremo says

    scusate eh,gran bella scrittura la sua,grandi capacità e tutto ma la roba sul commerciale troppo accondiscendente..nonostante il fatto della visibilità sia vero..

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