Normale non vuol dire giusto
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Normale non vuol dire giusto#18

315730_484375631600479_662302905_nIl bicchiere mezzo pieno: perché ai cittadini italiani deve far piacere il ritorno in campo di Berlusconi.
Berlusconi si ricandida, Monti si dimette. L’Europa in tensione. Tutto il mondo è a rovescio. Se c’era voluto un anno per capire che l’Italia poteva tornare ad essere un paese normale, sono bastati poco più di quattro giorni per ricordarci che uno dei massimi responsabili delle nostre malformazioni congenite ha dominato la scena pubblica degli ultimi vent’anni e adesso, sprezzante, vuole tornare a farlo. Perché la politica sarà anche corrotta e lontana anni luce dalla gente comune. Ma c’è un limite a tutto. Il suo Rubicone Silvio Berlusconi lo ha passato mercoledì scorso. Anzi, ha lasciato che lo attraversasse Alfano, facendolo intervenire in parlamento per ricostruire l’asse con la Lega Nord e abbattere il Governo Monti, purificandosi dai propri peccati. Nell’ultimo anno l’esecutivo è riuscito a ripristinare la credibilità dell’Italia a livello internazionale, iniziando il percorso di rigore necessario a farla uscire dalla crisi. Le decisioni prese si sono abbattute sulla popolazione, questo è certo. Il malessere nei cittadini era evidente, ma a sua volta necessario per salvare l’Italia dalla deriva.
Si sarebbe potuto fare di meglio? Sì, come sempre. Ma il senso di normalità che si era tornati a respirare lasciava ben sperare. E invece si rimane con un pugno di mosche.
Sono però almeno dieci i buoni motivi per cui deve farci piacere il ritorno in campo di Berlusconi:1) Perché potremo finalmente vedere che cos’è il Pdl: se un semplice aggregato di fili senz’anima tenuti uniti da un abile burattinaio o un partito che si vuole inserire nella tradizione del Partito Popolare Europeo.

2) Perché, scriveva già Montanelli su Berlusconi, “i padroni si giudicano dai servitori”. Quindi questa sarà la prova del nove per vedere chi sono e di che pasta sono fatti i suoi ottusi seguaci.
3) Perché verificheremo se ancora esiste uno straccio di destra italiana in cui qualcuno cerca di riconoscersi.
4) Perché vedremo se la sinistra si lascerà trascinare nella palude di scorrettezze da cui con nell’ultimo anno era uscita, sfruttando anche lo slancio delle primarie, o se sarà trascinata alle bassezze di cui iniziavamo a dimenticarci.
5) Perché capiremo se il Partito Democratico è veramente in grado di guidare il paese o se lascerà che il consenso faticosamente racimolato venga eroso dal populismo Berlusconiano.
6) Perché per la prima volta ci siamo disintossicati da un certo modo di fare politica (che, ad essere sinceri, con la politica non c’entra niente), e si presenta la possibilità di guardare la realtà senza distorsioni di alcun genere.
7) Perché abbiamo visto che non tutti cedono ai giochetti della politica. La dignità è una virtù che qualcuno ancora possiede e che utilizza per dare le dimissioni, senza aggrapparsi a poltrone e potere.
8) Perché non c’è nulla che vieti a Monti di dire agli italiani le cose come stanno: ovvero che Silvio Berlusconi non è più in grado di governare il nostro paese e che c’è ancora speranza per poter cambiare pagina.
9) Perché gli italiani al voto saranno messi davanti a un bivio: scegliere se tornare ad una politica da bar, utile solo in campagna elettorale, o affidarsi ad una Classe Politica – trasversale, che va dall’estrema sinistra all’estrema destra – che non vive di populismo ma di concretezza.
10) Perché sarà l’occasione per dare una lezione di vita ad un signore di settantasei anni. E cioè di spiegargli che tutte le storie hanno un inizio e una fine, e che i grandi “campioni” (così lo ha definito Alfano), devono imparare a ritirarsi prima di assaporare il fango e la sconfitta. La ruota gira per tutti, quella della politica come quella delle stagioni della vita.La scelta finale ci permetterà di capire se un anno di respiro dato dal Governo Monti ha avuto un qualche risultato o se i vent’anni di abbattimento della coscienza sono incurabili.
Per chi si sente di centro destra, un consiglio che viene dal cuore. Se Berlusconi scende veramente in capo (in qualsiasi forma e con qualsiasi partito) e si ricandida, fate una cortesia a voi stessi: non votatelo. Non è possibile credere che vi sentiate rappresentati da lui. Il voto è libero, ma la libertà è schiavitù solo nei libri di Orwell. Dove, peraltro, l’ignoranza è forza. E’ roba da romanzi, non da vita reale. Se non sarà così, se sceglieremo di nuovo Berlusconi come guida del paese, allora che tutti i sani di mente facciano le valige e scappino all’estero. Perché in tal caso il problema non sarebbe affatto Berlusconi, ma la stupidità di noi italiani.

Alessandro Cillario

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