Beat Rate, Interviste
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w/Lorenzo Senni – Oltre la barriera del suono || Beat Rate 3.3

17953_1334769487761_6018983_nLo ammetto, La ricerca del suono “crudo”,oramai,è diventata uno scopo di vita.
Ricordo che era un bellissimo giorno, durante la manifestazione del Club2Club a Torino, che venni completamente trascinato da questo suono potente e devastante nella sua interezza. L’educazione mi imponeva di stare seduto ad ascoltare ma inevitabilmente il sangue incominciò a piegarsi al ritmo di quelle emozioni che stavo provando.
Una vera e propria folgorazione e per questo non voglio più rubare spazio all’artista in questione: Lorenzo Senni.
 P.S: Prima di iniziare, lasciatemi fare un ringraziamento sentito a tutta la redazione di Muromag per i risultati ottenuti in queste ultime settimane.
In più dedico un speciale plauso a tutti i miei collaboratori della Rubrica “Beat Rate” e per lo splendido lavoro svolto da Settembre.
Ciao Lorenzo,partiamo subito cosi: Chi sei e come ti definiresti? Se dovessi raccontare a uno sconosciuto di quello che produci, come lo tracceresti?
Mi è capitato di essere su un treno o su un aereo e riuscire a scambiare quattro chiacchere con perfetti sconosciuti.
Solitamente dopo qualche tentativo mi arrendo e lascio un link dell mie cose, però sono state più interessanti le volte in cui hanno voluto ascoltare qualcosa sul momento.
Il tuo suono è sicuramente una forte esasperazione della sperimentazione ma la cosa che colpisce di più è come,nonostante ciò,le pulsazioni che emana il tuo suono entri e scorra nelle vene; Detto ciò,come hai deciso di intraprendere lo studio di questo suono e qual’è il tuo background musicale.
Il mio disco precedente “Dunno” è computer music, molto molto astratta …il mio background è questo.
Forse non dovrei essere io a dirlo ma la forza di “Quantum Jelly”, se la riesci a cogliere, e quella di riuscire a dare un pochino quell’eccitazione e quella carica, sulle quali giocano i riferimenti musicali dai quali attinge, senza però essere così esplicito …questi “non-build-up” si caricano non soltanto dell’energia del loop, della melodia “accattivante”, della sfacciataggine delle trovate musicali di matrice trance ma si prendono cura anche del timbro e texture sonora con uno sguardo verso la ricerca musicale elettronica.
Da poco è uscito il tuo ep che ha riscontrato una discreta attenzione,qual’è l’obiettivo futuro?
Su Editions Mego è uscito un vero e proprio LP …le tracce sono cinque in effetti, ma alcune arrivano a 13 minuti.
La prossima uscita è un LP + DVD5.1 Surround su Blae, un etichetta neonata di NY, sorella di Arbor (proprio perché il fondatore di Arbor, Mike Pollard ha deciso di cambiare un pochino registro e partire con una nuova realtà discografica)
Ti abbiamo osservato a un festival importante come il #C2C come ti è sembrata l’atmosfera,ti capita spesso di girare per festival?
L’atomosfera al #C2C è fantastica, non a caso è il Festival più interessante d’Itali,poi a Torino ho un sacco di amici ed un sacco di amici vengono a Torino in occasione del festival. Perfetto.
Che tipo di strumenti utilizzi? Normalmente sono gli stessi sia per lo studio che per il live?
Si, sopratutto nel caso di “Quantum Jelly”, unico strumento un Roland JP8000, il primo synth nel quale è stata implementata la SUPERSAW, un’onda formata da 7 onde a dente di sega detunabili …per STARGATE le cose cambiano, non posso portarmi in giro quei synth.
Come vedi il futuro dell’elettronica sperimentale in generale? In Italia?
Parlo di musica elettronica in generale e noto che ci sono un sacco di cose diverse che mi piacciono, quindi la vedo bene.
In italia stiamo spaccando abbastanza, no? …MOHKO, VAGHE STELLE, A:RA, DRACULA LEWIS, PRIMITIVE ART
Se dovessi dare pochi ma preziosi consigli a un giovane che dopo un tuo live ti “inchioda” per sapere come iniziare, che consiglieresti?
Se davvero vuole incominciare a “spippolare” gli consiglierei di cercare di prepararsi mentalmente a vedere poca luce del sole,
perché solo la costanza e la dedizione possono portare a buoni risultati …non ho mai creduto ai bambini prodigio e agli artisti che aspettano l’illuminazione.
A voi il giudizio.

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