Normale non vuol dire giusto
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Normale non vuol dire giusto#16

Terminata la fase uno delle primarie, non posso negare un certo stupore. Ci si poteva aspettare uno scarto maggiore fra Bersani e Renzi. Molto maggiore. Eppure non è stato così. Sintomo che anche dalle parti del Partito Democratico il vento sta cambiando. Sarebbe inutile cercare di determinare se in meglio o in peggio: sono troppi gli indugi conservatori per un partito che si dichiara progressista, e sono altrettante le distorsioni futuriste per un paese che ha semplicemente un disperato bisogno di normalità. Senza dubbio, grande vincitore, anche morale, è Pierluigi Bersani, che è stato uno dei più importanti sostenitori delle primarie, e che oggi non può che godere per i 3,5 milioni di persone andate a votare. Senza parlare di quanto godrà per i 7 milioni di euro incassati dal PD in una sola giornata (chi votava era obbligato a donarne almeno due). Forse il dato più positivo è sapere che sotto la cenere di una accidia da delusione persistente nei confronti della politica, restano ancora le braci di una Repubblica che tutti sembravano aver dimenticato negli ultimi dieci anni. Il voto come esercizio della propria responsabilità civile e come dovere nei confronti di sé stessi e della nazione. Un concetto che ormai si poteva sentire espresso solo dagli studenti, che essendo giovani non avevano sulle spalle delusioni sufficienti per arrendersi.
Diciamola tutta: questa giornata non è di festa per il solo PD, che per una volta dà l’esempio e non si trova a “seguire” le linee di altri partiti. E’ una festa per la democrazia. Non sono stati neanche troppi i litigi fra candidati, e comunque sempre limitati in termini di buon senso. Si può cercare di impedire il cambiamento, ma senza successo. Quando la macchina delle coscienze è messa in moto diventa inarrestabile. Rimane da capire cosa faranno però le coscienze delle restanti decine di milioni di persone che dovranno votare alle politiche, perché sono sempre le coscienze di sinistra le prime a svegliarsi, ma non è una garanzia per quelle degli altri. La sfida più difficile deve ancora cominciare. Senza parlare, poi, del governo del paese, che è ancora lontano anni luce, ma che si avvicina inesorabilmente.

Alessandro Cillario

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