Normale non vuol dire giusto
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Normale non vuol dire giusto#15

Nove bambini morti. Non sono un gran numero. Che importanza hanno, chi se li ricorderà? Nessuno. Perché nessuno nella folle, eterna guerra fra israeliani e palestinesi ha il coraggio di schiacciare entrambi i piedi sul pedale del freno. Solo qualche debole tentativo. L’odio è più semplice, e ha l’insolito pregio di bastare a sé stesso. 
Io ammazzo tuo padre perché tu hai ammazzato il mio. Ho paura di te perché hai paura di me, e tu hai paura di me perché devi averla. E chiedi perché? Perché ho rubato quello che era tuo. Ma tuo di chi? Di chi è arrivato prima. E chi è arrivato prima? Non lo so chi è arrivato prima, ma che cazzo è: il tentativo di trovare una soluzione o una gara a chi ha il diritto di uccidere l’altro? Nel dubbio ti lancio addosso qualche razzo e rovino la tua vita per sempre.
Nove bambini, dicevamo. Spazzati via da uno dei tanti raid israeliani sulla terra di Gaza. E’ la notizia più fresca, ma percorrendo all’indietro gli eventi, se ne trovano tante, troppe. E su entrambi i fronti. Per chi vive in quelle terre la morte è diventata la normalità, l’odio una necessità. I tentativi di pace falliscono miseramente. Rappresaglie dei palestinesi e blocchi di rifornimenti degli israeliani. Tutto prosegue sempre uguale a sé stesso.
Tre sono le cose che accomunano queste due popolazioni: la terra, frutto dell’intero dramma, l’odio, di cui abbiamo già parlato, e la povertà. Non quella delle poche risorse (gli israeliani, da questo punto di vista, non se la passano male). Povertà di spirito. Vuotezza di anime disumanizzate e cieche di fronte al dolore proprio ed altrui. Perché a differenza delle normali guerre, che portano dolore e distruzione, questa porta con se anche un senso di inquietudine profonda, perché nessuno – israeliano o palestinese – può sentirsi veramente a casa.
Una piccola nota di ottimismo anche in una giornata così triste. Un nome: Daniel Barenboim, probabilmente l’unico essere vivente ad essere israeliano ed avere anche il libero accesso in terra palestinese. Direttore d’orchestra di fama mondiale che ha avuto un’idea unica: creare un’orchestra composta da palestinesi e israeliani che suonano insieme. A quei nove bambini non è servito a niente, ma speriamo che possa essere un segnale perché tanti loro coetanei possano, un domani, crescere in pace. Le stirpi condannate a cent’anni di solitudine non hanno una seconda possibilità su questa terra.

Alessandro Cillario

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