Live Report
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#C2C12 – Day 2 || Live Report

Prima di narrare il secondo giorno di Club To Club Festival, vorrei precisare che nel report precedente ho omesso di parlare della serata di apertura al Lapsus, ma Jeff Mills é stato tanto sconvolgente da farmene dimenticare. Sta di fatto che, complice la troppa ressa fuori dal locale (anche Sergio Ricciardone, fondatore e megadirettore galattico del festival, ha dovuto fare un po’ di fila con noi comuni mortali), sono entrato purtroppo sulle note finali del live di Lone, che da quanto mi è stato riferito ha avuto qualche tipo di problema tecnico e comunque non ha esaltato gli avventori del dancefloor. Da quel poco che ho sentito il sound di Matt Cutler non è mutato granché da quando l’ho sentito a fine marzo al TPO di Bologna (anche in quell’occasione il set fu minato da ripetuti inceppamenti del suo laptop). Piacevoli invece i Teengirl Fantasy, efficace il loro mix tra melodia eterea e ritmiche quasi nudisco: un live set solido e senza incertezze che ha fatto divertire e ballare tutti i presenti pigiati tra le fondamenta storiche del circolo torinese.
Ma è della giornata di venerdì che devo parlare quindi andiamo oltre: il day 2 di Club To Club Festival è iniziato presto: dalle 17 infatti Kode9, boss Hyperdub, (Non conoscete nessuno dei due? Se vi dicessi che sono rispettivamente uomo e label che hanno lanciato il fenomeno Burial, qualche idea vi viene?) ha tenuto una piacevole listening session nell’Auditorium della Fondazione Sandretto (che come vi dicevo è il bellissimo head quarter del festival), in cui col supporto linguistico di Painé Cuadrelli ha proposto pezzi storici da cui attingere ispirazione, più qualche pillola di sue creazioni inedite. Poco più tardi ha avuto luogo quella che per me è stata una delle più piacevoli rivelazioni del festival: sto parlando del live proposto da Lorenzo Senni (nome che sta dietro al progetto Stargate, all’etichetta Presto?! Records nonché componente del pulsante trio postapocalittico O / One Circle). Il suo è stato un live composto dal continuo rincorrersi di stringhe melodiche di derivazione trancy, in costante ascesa spinta da una levitazione profonda ed emozionale, malinconicamente positiva e perfettamente in linea con le sonorità di “Quantum Jelly”, sua ultima release uscita su Editions Mego. Un viaggio senza destinazione lungo un’ora ed in assenza di accenti ritmici, che ha catturato tutti i presenti, garantendo a Lorenzo quelli che per me sono stati gli applausi più sinceri di tutto il festival. Spettacolare.
A seguire è stata la volta di EVOL, altro artista della scuderia Presto?!. Il suo é un live spartano, composto da poche strumentazioni regolate da istruzioni algoritmiche: suono lisergico, industriale ed anarchico per un’ora di noise music micidiale, un vero e proprio stupro per l’apparato uditivo. Nel frattempo il duo irlandese neo-pop Young Wonder si esibiva nella sala Cube, ma purtroppo per mancanza di ubiquità li ho persi. Con sommo rincrescere ho per giunta scoperto in quel momento che il live di Karl O’Connor, per gli amici Regis, non si sarebbe più tenuto in Fondazione Sandretto, per via di problematiche relative alla strumentazione (limitando quindi ad una le possibilità di vederlo all’opera, ovvero poche ore dopo allo Chalet di Parco Valentino).
Decido quindi di avviarmi in direzione Hiroshima Mon Amour, locale multisala che assieme ai locali Fluido/Gamma e Chalet ha ospitato la sessione serale della seconda giornata del festival. Dopo una mezz’ora a sorpresa in cui Kode9 ha suonato tracce inedite estrapolate da quello che probabilmente sarà il nuovo lavoro del sopracitato Burial, la line-up da lui scelta per l’Hyperdub Night prevedeva Jam City (un genere jumpy non troppo piacevole a mio avviso), seguita dalla giovane Laurel Halo (che purtroppo ho perso), Scratcha DVA ed in chiusura appunto lo stesso Kode9. Ma mentre suonava Jam City mi sono spostato nella seconda sala del locale per vedere da vicino uno dei nomi caldi del festival: sto parlando di Darren Cunningham, meglio conosciuto come Actress, che attualmente gode di un piccolo hype virale, merito del suo album “R.I.P.”, uscito quest’anno su Honest Jon’s Records. All’inizio il live sembra in qualche modo compromesso, alcuni dei samples infatti non venivano caricati dal laptop di Cunningham che si é inizialmente rifiutato di esibirsi, ma dopo un po’ di mediazione il live é (giustamente) iniziato. Anche se non molto in linea con le sonorità dell’album che mi aspettavo di sentire, sono stato spettatore di una forte performance caratterizzata dalla voglia di Actress di buttare giù tutto il locale a volumi folli e dallo zampillante sudore che gli imperlava ogni porzione di pelle in vista: i suoi abiti di scena sono stati cuffia, sciarpa e giubbetto chiuso ermeticamente fino all’ultimo bottone. Di sicuro l’artista più accalorato e sudato della rassegna.
Dopo un iniziale e “salutare su e giù” (ciao Alex!) tra le due sale del locale ho decretato che la sala Hyperdub non faceva per me (anche se devo ammettere che il concept “Raiden vs. Sub Zero” from Mortal Kombat scelto da DVA spaccava). Mi sono quindi soffermato per assistere al DJ set dei Disclosure (che in principio doveva essere un live, ma pare che i due fratellini abbiano rinunciato per mancanza di spazio per le loro attrezzature), e qui mi soffermo un attimo: anche se l’house non passa più tanto spesso per i miei timpani come in passato, ammetto che il loro set tra Deep, vocal corali e Chicago é stato serio, razionale e pulito per tutta la sua durata, o almeno fino a quando non ho deciso di salutare tutti e dirigermi verso lo Chalet di Parco Valentino: lì c’era l’alieno ad aspettarmi.
Non vogliatemi male, ma la serata Life & Death ho deciso di cassarla totalmente (Mano Le Tough l’ho potuto sentire poco tempo fa a Ferrara, mentre mi mangio le mani per Christian Löffler, davvero bravo da quanto mi é stato raccontato), in favore della serata allo Chalet che vedeva protagonisti Regis e “The Alien Intelligence” Jeff Mills. Manco a farlo apposto ho perso anche qui il live di Regis: chiedendo informazioni ho scoperto che ha suonato meno di un’ora, lasciando il set in evidente stato di alterazione. Ahimé, lo recupererò più avanti proprio qui a Torino. Sta di fatto che sono entrato quando l’alieno era già sbarcato ed il suo set da poco entrato nel vivo: leggermente diverso dalle sonorità che lo hanno fortemente caratterizzato negli ultimi tempi, ha preso una direzione più serrata ed industriale, tralasciando le pulsazioni mentali ed ansiogene che a partire dal progetto “Something In The Sky” erano diventate il suo marchio di fabbrica, a cui mezzo mondo Techno si è ispirato negli ultimi due anni. Ho avuto la fortuna di sentirlo quattro volte solamente negli ultimi sei mesi e la nuova direzione di Mills che cominciava ad intravedersi ora mi é parsa ancora più delineata: più acidone e meno astratto, meno mente e più corpo, più BPM e meno 909 (di cui non ha fatto – stranamente – uso nel set), rendendo il suo set una pulsazione ritmica più concreta che subconscia per questo party che fino alle 6 del mattino celebrava il ventennale della nascita della sua storica label Axis.
Questo è il resoconto di questa sofferta ma bella ed intensissima giornata di Club To Club Festival, terminata nel freddo del nostro ostello tra incubi alieni e turbe notturne. “Il futuro non é ancora arrivato”, ma ci stiamo andando vicino, e dopo soli due giorni di programma a mio avviso C2C merita già una nomination come miglior festival in Italia. In arrivo il report del day 3, alcuni dei nomi: Kuedo, James Holden, Apparat, Shackleton, Ital, SBTRKT, Margot, Kate Wax ed altri…

Matteo Roswell

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