Beat Rate
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Il beep del giorno dopo || Beat Rate 3.1

Durante il Robot Festival, dopo aver conosciuto Peter van Galen, mi sono reso conto che la nostra tanto amata musica può anche nuocerci. Inoltre, durante quest’intervista, viene fuori che Peter e la sua Earproof producono tappi per le orecchie. Tappi per ascoltare la musica? Mi sembra un paradosso. Tuttavia mi spiega invece Peter è il modo più saggio per farlo. Per capire meglio la faccenda, può essere utile paragonare gli occhi alle orecchie: quando c’è troppa luce, le palpebre si dischiudono, e che succede quando, invece di una luce, c’è un suono troppo forte? In tal caso, siccome le orecchie non hanno palpebre, dopo un leggero dolore, sentiremo anche un leggero “beep” che ci accompagnerà per tutto il giorno seguente. Questo leggero fischio delle orecchie, che ha durata variabile, di per sé non è particolarmente pericoloso, specialmente perché dopo qualche ora svanisce. Costituisce però un importante segnale del fatto che il nostro apparato uditivo è sotto stress. Se lo ignoriamo e continuiamo a sforzarlo, il giocattolo si rompe e arriva il giorno in cui questo ronzio può diventare permanente. Si chiama acufene -o tinnitus in Inglese, ed è più frequente di quanto si possa immaginare. Qui c’è un’interessantissimo podcast a riguardo, che ci fa proprio sentire di che cosa si tratta: CLICCA QUI PER ASCOLTARLO.

L’acufene non è il “solo” pericolo che la musica può comportare: l’iperacusia è infatti un’altra patologia che sarebbe meglio non sottovalutare. É caratterizzata da ipersensibilità e intolleranza ai suoni. Dunque, proprio ciò che ci vuole per chi ha fatto della musica una ragione di vita. Per non parlare poi della sordità totale, che potrebbe arrivare, però, solo dopo molti anni di abusi.

Tralasciando situazioni estreme come quelle sopracitate o come quelle che si posso sperimentare in maniera indiretta vedendo film come It’s all gone Pete Tong è interessante, invece, capire come si può stare immersi in quei 100 db che tanto ci piacciono, senza devastarci le orecchie o, quantomeno, non avere la preoccupazione di farci del male. Per i musicisti le possibili protezioni sono più d’una -ricordiamoci che hanno delle casse esclusivamente rivolte verso se stessi, e il volume delle è regolato, appunto, dai musicisti stessi. E per chi assiste a questo genere di spettacolo passivamente -ovvero non potendo “regolare i volumi”? L’unica soluzione possibile sono i famosi earplugs di cui mi parlava Peter.
É veramente importante però, oltre ad essere protetti, percepire la musica senza che sia in nessun modo alterata. In questo caso entrano in gioco aziende come la Earproof: tappi che permettono di sentire come siamo abituati, ma senza sforzare e, conseguentemente, danneggiare l’orecchio. Chi però deve regolare, come un DJ, le frequenze di un suono, una certa differenza la nota. Allora c’è chi indossa i suoi earplugs durante tutto l’evento, levandoli solamente durante la propria performance, o chi, poiché ama fare bene le cose, usa dei tappi professionali. Questi, anche se decisamente più costosi -mai quanto un apparecchio acustico- non influiscono -nemmeno minimamente- sulla percezione sonora, assicurando al contempo un’ottima protezione, anche perché sono costruiti su misura dell’orecchio che li utilizza.

Morale della favola: la musica, come dice il nostro amico Peter, è un piacere sentirla oggi, un lusso sentirla domani. Quantomeno è importante sentirla integralmente e non percepirne solo un spettro limitato. Anche perché, e mi riferisco specialmente a chi la musica la fa, non so quanto possa essere piacevole un live di un musicista che, non percependo alcune frequenze, le accentua, facendole risultare eccessive a noi, che invece le percepiamo correttamente.

Beyond Common Ideas

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