Normale non vuol dire giusto
Lascia un commento

Normale non vuol dire giusto#14

E’ il tramonto di un’ era politica. La tempesta doveva arrivare. I più lungimiranti l’avevano previsto. L’uragano si sta abbattendo con violenza, spazzando via i voti che i partiti avevano conquistato in questi anni. Guardando indietro, si nota come lo stesso governo Monti abbia sancito la fine della politica degli ultimi vent’anni, e che una serie di eventi l’abbiano fatalmente coadiuvato. Il crollo dell’elettorato del centrodestra è evidente. Il Pdl fa acqua da tutte le parti, e fa i conti con se stesso, perché non ha ancora iniziato a raccogliere i cocci di un contenitore tenuto insieme da un leader morto politicamente, ma che fatica ad accorgersene. La Lega è stata decapitata dal suo elettorato dopo i fatti che hanno coinvolto Bossi, e cerca oggi di ripartire con Maroni dalla sua “Base”, che sembrava aver dimenticato. Ma i guai non sono solo a destra. E l’esempio è Di Pietro, che aveva fatto dell’anti-berlusconismo il suo vessillo, dimenticando che il memento mori viene per tutti, e che i leader più carismatici trascinano con sé nell’oblio i propri oppositori.
Compare invece il Movimento 5 Stelle. E lo fa con forza dirompente, perché fino a due anni fa i sondaggi lo davano sì e no al 2%. Le sfide per lui – l’MS5, non Grillo – sono tante: trovare una propria identità, sondare le vie per una istituzionalizzazione, indossare a pieno titolo la veste dei “governanti”, che non permette di portare anche quella dei semplici “governati arrabbiati”. “Ognuno dice quello che pensa e fa quello che vuole”, in politica non funziona.
Deve far riflettere, poi, che l’unico partito della vecchia generazione che sembra sopravvivere alla tempesta sia il Partito Democratico. Ha dell’incredibile pensare, poi, che ne stia uscendo più forte e maturo. Perché certo un’identità di sinistra radicata c’è ancora nel sistema italiano, ma non è questa – o almeno non solo questa – a renderlo autorevole.
A onor del vero, anche l’UDC sopravvive con dignità a questo terremoto, e lo fa da partito di centro: mettendosi al riparo, adattandosi ai cataclismi, evitando di perdere la propria identità.
I detti popolari racchiudono in sé grande saggezza: chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quello che lascia ma non sa quello che trova. Non affidiamoci all’ottimismo ebete dei positivisti che vorrebbero il futuro come l’incarnazione del progresso che avanza. Non è detto che sia così. Questi mesi devono essere il momento in cui tutti gli italiani hanno il dovere di ritornare cittadini, dimenticandosi la parte di spettatori di uno spettacolo scadente. Perché quando tutti i capi vengono messi in lavatrice, se la temperatura è troppo alta può saltar fuori un pasticcio.

Alessandro Cillario

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...