Live Report
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#C2C12 – Day 1 || Live Report

Torino: La Detroit D’Italia. E’ sempre un grande piacere poter trascorrere qualche giorno in questa città che da 5 anni a questa parte ha regalato allo stivale intero un movimento culturale pari a quello di moltissime altre capitali europee troppo spesso elogiate in eccesso.
La giornata radiosa e le montagne sullo sfondo innevate regalano, già di per se, un entusiasmo elettrizzante. Saremo spettatori di uno dei Festival più importanti D’Italia. Per quanto mi riguarda il primo giorno è quasi tutta una scoperta e anche(incredibile ma vero) il debutto con il mostro sacro della Techno Detroit: Jeff Mills.
In attesa del secondo giorno, più in linea con i miei gusti,vi lascio alla pungente impressione del mio collega di stanza e di blog Matteo Roswell, simpaticamente riconosciuto come uno stalker del suono futurista del genio di Detroit.

Erano mesi che attendevo l’inizio di Club To Club Festival, allo stesso modo in cui ogni bambino attende l’arrivo del Natale, ma finalmente eccomi qui a Torino. La mia prima giornata di festival é iniziata dopo un lungo pomeriggio di shopping propiziatorio da Ultrasuoni Records, che assieme a Marquee Moon di Firenze é ad oggi uno dei migliori vinyl shop che mi sia mai capitato di visitare (ho cuccato tra gli altri Andy Stott, Jan Jelinek, Louis Hamann, Juju & Jordash, Legowelt, Matti Turunen ecc). Appesantito dai dischi e alleggerito nel portafogli ho fatto ritorno verso l’ostello in cui soggiorno, che si trova per mia fortuna proprio di fronte alla Fondazione Sandretto, che é il quartier generale del festival e bellissima e moderna location dove si svolgono le attività pomeridiane. Stanco e digiuno mi sono comunque diretto verso l’auditorium della struttura per assistere al live di Evian Christ (che per l’occasione indossava una discutibile sciarpa juventina). In quel momento avevo ancora in testa le raffinatissime sonorità di un disco Faitiche ascoltato da Ultrasuoni e sinceramente non ho apprezzato più di tanto il live (anzi, certe sonorità quasi Miami bass non le ho mai apprezzate), ma a riportarmi alla realtà ci ha pensato poco dopo Vessel, (sul materiale informativo il suo live é accreditato come italian premiere, quando in realtà ho già avuto l’occasione di sentirlo al roBOt Festival di Bologna circa un mese fa). Non ho potuto gustarmi per intero l’esibizione perché di lì a poco mi sarei dovuto recare al Teatro Carignano per il big event di apertura del festival, nonché uno dei live a cui più aspettavo di assistere: sto parlando della premiere mondiale del progetto audio/video Event Horizon di Jeff Mills e Claudio Sinatti. Ho detto atteso perché si tratta da quel che so del primissimo progetto concretamente live del turntablista di Detroit, supportato appunto dallo specialista dei visuals Claudio Sinatti, poliedrico artista multimediale di casa nostra. Una volta giunto a teatro, dopo aver preso posto e pazientato un po’, il live ha avuto inizio: Mills e Sinatti fanno il loro ingresso in scena e si mettono subito all’opera. Le proiezioni di Sinatti cominciano a prendere forma pulsante mentre le prime note di Mills invadono la sala. Il sound é sempre di matrice futurista e astratta, che rimanda allo spazio, alla fantascienza e che caratterizza tutti gli ultimi album di Jeff quali “The Messenger”, “Fantastic Voyage”, “The Power”, “2087” e via dicendo (e in risposta alla domanda “Quante volte avete ascoltato tutto d’un fianto un lavoro di Jeff Mills?” che ho letto qualche tempo fa in una scialba intervista posta proprio a Mills, ci tengo a precisare che li ascoltati tutti, compreso l’intero progetto di 10 uscite, che possiedo tutte, “Something In The Sky”, e senza troppi problemi). Il tutto parte molto bene: come di consueto la prima mezzora di musica é profondamente mentale e ipnotica, onirica e surreale. Mentre il suono, le proiezioni e l’atmosfera mi stavano catturando, purtroppo, le cose iniziano ad andare male. Il primo intoppo arriva quando una delle macchine dà segni di interferenza: non molti se ne sono accorti ma il kick veniva diffuso in cassa in maniera secca e distorta, anche se dopo qualche incertezza il problema é stato risolto e l’esibizione é continuata come previsto. Il beat é diventato pian piano costante e la cassa ha cominciato a martellare a BPM ben inferiori ai 130 e passa a cui Jeff mi ha abituato (anche se un battere così costante non mi aspettavo neanche di sentirlo). Dopo poco sento in crescere il suono dell’hihat della Roland 909, che in quel momento mi é parso quanto mai fuoriluogo. Ok, la 909 sta a Jeff Mills come arco e frecce stanno a Robin Hood o come i congiuntivi errati stanno a Luca Giurato, ma in un’atmosfera di onirica ascesa spaziale il sound di quella drum machine stonava e non poco, degubistus. Il live continua: la seconda mezzora é però monotona e noiosa, e non senza qualche sbavatura. Mi concentro sulle proiezioni video: a dominare sono i colori rosa, viola e bianco, che stonano quanto mai con l’alone nero monocromatico che caratterizza l’immagine e il suono Mills. La qualità delle forme virtuali é però notevole (sebbene poco in sintonia con l’atmosfera e la musica) e le forme astratte si creano e si distruggono a ritmo di cassa, rigorosamente in 4/4. Fino ad ora sembra di assistere ad un DJ set in leggero downtempo, con l’unica differenza che questa volta Jeff non é ai piatti ma accanito su macchine che dalla platea non riesco a riconoscere. Lo spettacolo é iniziato ormai da un’ora e in sala noto i primi sbadigli. I posti riservati agli sponsor iniziano pian piano a svuotarsi, e dopo un’altra decina di minuti le ragazze sedute nella fila davanti alla mia si alzano per uscire. Mi giro e mi accorgo che non pochi posti a sedere sono ormai vuoti. Nel frattempo Jeff si stava accanendo in maniera davvero invasiva sulla 909, che con i suoi ride e i potenti rimshot andava ad oscurare il resto dei suoni, monotoni ma ben più profondi ed interessanti. Salvo qualche divagazione frammentata l’ultima mezz’ora é caratterizzata da una cassa martellante e dal mitragliare della 909 in maniera ormai prettamente Techno, in un modo che di sperimentale ha in fondo ben poco, anche se l’esplosione a ripetizione dei visuals regala un’atmosfera da battaglia intergalattica. E’ passata più di un’ora e mezza dall’inizio del live (davvero lungo in effetti) e guardandomi intorno mi rendo conto che molte delle persone rimaste sono impegnate in un fitto chiacchiericcio e un brusio scocciato ben udibile riempe la sala. A pochi posti di distanza alla mia sinistra un ragazzo sonnecchia a bocca aperta: posso capire la mancanza di interesse, ma bisogna comunque esser bravi per addormentarsi con un simile baccano. Dopo due ore di massacro, lo spettacolo giunge al termine: Sinatti e Mills salutano il pubblico (a luci spente, forse per non mettere in evidenza la sala parzialmente svuotata?) per poi ritirarsi dietro le quinte. E’ tutto finito. Non sono insoddisfatto, ma per essere la mia ottava volta al cospetto di “Wizard”, é quella di cui sicuramente avrò il ricordo peggiore, considerando che le sette precedenti sono stata una meglio dell’altra. Questa sera me lo sentirò per la nona volta, in occasione della seconda giornata di Club To Club Festival, e la decima arriverà il 7 dicembre nella Fortezza Da Basso di Firenze, dove sono senza dubbio sicuro che manterrà fede alla sua fama di Dio della Techno, quando dopotutto é stato capace di cambiarmi la vita sette volte prima di ieri. Ora capisco cosa intendeva Jeffery dicendo “la Techno va ascoltata, non ballata”, ma sono sicuro che c’è anche chi non ha fatto neanche quello, perchè uscendo ho sentito distintamente un gruppo di persone che discuteva di un qualcosa a proposito di X-Factor.

Matteo Roswell&Lorenzo Salmi

2 Comments

  1. concordo says

    tutto giusto, tutto vero. dovevi vedere il sindaco Fassino nel palco centrale.. erano più interessanti i visuals dei suoi sbadigli che quelli di Sinatti.. peccato, decisamente un’occasione mancata.
    stima per il commento sulla sciarpa gobba, a Xplosiva vogliono convincerci che Torino sia bianconera.. manco per sbaglio🙂

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